Il musicista rilascia una nuova edizione di «La vita è adesso» e annuncia un imponente tour che avrà inizio a settembre dalla Sicilia
Claudio Baglioni
Claudio Baglioni si avvicina ai mille giorni che, come dichiarato un anno fa, segneranno il termine delle sue esibizioni dal vivo. «Confermo, non ho ripensamenti. Subito dopo l’annuncio ho pensato di aver commesso un errore… Ora sono convinto di aver fatto la scelta giusta. È una corsa contro il tempo. Mille è un numero simbolico, magari si potrebbe superare, ma se dovessero riportare in auge “Lascia o raddoppia” io non ci parteciperei».
Numerosi sono i progetti: oggi viene pubblicata una nuova edizione di La vita è adesso – Il sogno è sempre, a quarant’anni dalla prima uscita del suo album di successo con le nuove immagini di Toni Thorimbert — il disco più venduto in Italia con oltre quattro milioni e mezzo di copie — e viene annunciato un Grand Tour («forse il mio ultimo»), 40 concerti nell’estate del 2026 (annunciati in autunno) per scoprire i luoghi più incantevoli d’Italia, con un’anteprima gratuita il prossimo 27 settembre a Lampedusa, luogo molto caro a lui. «Di solito le celebrità partecipano, firmano petizioni, organizzano eventi di cui poco sanno e il giorno dopo se ne vanno — racconta il cantautore romano, legato all’isola siciliana dove dal 2003 al 2012 ha organizzato il festival O’ Scià —. O’ Scià è stato differente e rimane nei nostri cuori. Sono entusiasta di iniziare da un’isola straordinariamente bella, malgrado le sue vicende». Attualmente si sta cercando la location migliore per il concerto. «Forse il campo sportivo vicino al Porto Nuovo. Lì è stato anche papa Francesco per la sua prima visita non pastorale».
Nei concerti si celebrerà una carriera di 60 anni. «Per me, che ero timido e portavo occhiali spessi, fare questo mestiere è stata una stranezza della vita. Gli artisti sono esseri imperfetti, dotati di antenne per percepire ciò che accade intorno. Oggi, quello che ci circonda è meno stimolante: vedo meno arte e più astuzia».
In La vita è adesso – Il sogno è sempre reinterpretati dieci brani del 1985, più una canzone (Il sogno è sempre) già presente nell’album dal vivo Assolo e ora offerta in una versione riscritta e riarrangiata. «Quando ascoltai per la prima volta l’album pensai di aver prodotto un disco orribile, con troppe parole e senza ritornelli. Sono stato smentito. Dei miei trenta album è quello di maggior successo». Ammette di non amare «le celebrazioni perché, anche se l’autore è vivo, sembrano commemorazioni. E poi si tende a guardare indietro invece che avanti. Questo album sarebbe stato comunque rieditato. E io non volevo limitarmi a una semplice lucidatura. Siamo tornati in studio per suonare e cantare dal vivo tutte le tracce, come si faceva anni fa».
Il disco del 1985 inizialmente doveva chiamarsi Un bar sulla città: «Ho scritto i testi allo Zodiaco, vicino all’Osservatorio astronomico, tra coppie che si baciavano e si promettevano amore eterno. Passavo i pomeriggi con un gelato al cioccolato e doppia panna, bevendo acqua e un caffè. Se ritenevo di aver fatto un buon lavoro, mi concedev
o un bicchiere di vino. Scrivevo come se fossi il direttore di un’orchestra, cercando di comporre la sinfonia della vita». Il 1985 è stato un anno significativo; la sua Questo piccolo grande amore fu eletta da Baudo, dopo un sondaggio nel suo show Fantastico, canzone del secolo. «Mi consegnò il premio a Sanremo. Mi esibii al pianoforte e voce in un Festival soffocato dal playback. L’anno successivo si tornò a cantare e suonare dal vivo».
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Giulia Moretti, esperta dei mondi culturali e del cinema, condivide approfondimenti esclusivi sulle celebrità e sui retroscena dello spettacolo italiano.
