Il film del 1945, diretto da René Clair e interpretato da un cast eccezionale, è considerato il miglior adattamento di quel famoso romanzo.
Lanciato ufficialmente nelle sale cinematografiche del Regno Unito nell’ottobre del 1945, Dieci piccoli indiani / And Then There Were None di René Clair, tratto dal classico di Agatha Christie noto con il suo originale e attualmente controverso titolo Ten Little Niggers, debuttò a Londra il 24 luglio dello stesso anno. Questo fu il quarto progetto del celebre regista realizzato negli USA dopo aver lasciato la Francia a causa dell’esilio imposto dalla repubblica di Vichy; e rappresenta il primo di una lunga serie di adattamenti del famoso romanzo (pubblicato per la prima volta in Italia nel 1946 con il titolo della versione americana …e poi non rimase nessuno, inserito nella nota collana Giallo Mondadori). Il testo originale è considerato uno dei più complessi da Christie stessa, dato il suo intricato processo di ideazione e scrittura, presentando una trama chiusa e spiraleggiante che esplora il tema della colpa individuale confrontata con una concezione astratta e impersonale di giustizia, trasformando il suspense in un rituale di redenzione.
La trama è (o dovrebbe essere) ben nota, sebbene il film apporti significative modifiche. Dieci persone, composte da otto estranei e una coppia di domestici, sono invitate su un’isola remota al largo delle coste britanniche da un enigmatico U. N. Owen (un gioco di parole per unknown, ossia sconosciuto). Nonostante l’assenza del loro ospite, gli invitati prendono posto nella villa; ma già dalla prima sera, una registrazione rivela che ognuno di loro è colpevole di un crimine impunito. Uno ad uno, iniziano a morire, seguendo lo schema di una filastrocca infantile incisa su una parete della dimora, creando un’atmosfera di crescente angoscia e sospetto tra i sopravvissuti. Alla fine, solo la governante Vera Claythorne (June Duprez) e l’avventuriero Philip Lombard (Louis Hayward) scopriranno l’architetto di questa macabra giustizia.
Tuttavia, a causa del codice Hays, che limitava i contenuti dei film per moralità e violenza, Dudley Nichols, lo sceneggiatore, dovette modificare il finale originale, che in origine non prevedeva superstiti. Nonostante questi cambiamenti, il film è rinomato per la sua regia elegante e un’atmosfera di commedia nera, arricchita da una recitazione teatrale e dialoghi brillanti che alleggeriscono la tensione senza diminuire l’intensità del dramma.
Nonostante la soluzione modificata del film introduca un’ambiguità morale inesistente nel romanzo, l’opera di Clair offre anche una riflessione teorica sulla giustizia come spettacolo, indipendente dalla legge stessa. La villa isolata si trasforma in un teatro chiuso in cui il potere si manifesta in modo invisibile ma pervasivo, configurando il tutto come una parabola sulla giustizia come autoannientamento. Visivamente sofisticato e con un montaggio accurato, il film rimane uno degli adattamenti più significativi del romanzo di Christie, un vero capolavoro che non è stato eguagliato da successive reinterpretazioni.
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Giulia Moretti, esperta dei mondi culturali e del cinema, condivide approfondimenti esclusivi sulle celebrità e sui retroscena dello spettacolo italiano.
