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Festival di Cannes: Perché il red carpet batte le passerelle per attrici e maison!

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Di Federico D'Angelo

Festival di Cannes, per attrici e maison il red carpet conta più delle sfilate: ecco perché

La moda continua a vivere il suo sogno in quella striscia di velluto rosso. È come assistere a un film, uno spettacolo dove ci si veste e traveste. Oggi, il fascino della moda sembra appartenere più ai costumisti che ai veri stilisti.

Se le settimane della moda internazionali mostrano calendari sempre più vuoti, l’opposto si verifica sui tappeti rossi, dove le grandi firme competono per far vedere e per reinventare il loro futuro e quello di un settore in profonda crisi. È simile alla storia di Cenerentola che a mezzanotte ritorna alla sua semplice vita, e la magia svanisce mostrando la cruda realtà, dove le persone possono decidere di non spendere migliaia di euro per una borsa il cui costo reale non supera i 100 euro. In breve, se il prezzo non è accettabile, il sogno si sposta altrove.

Per questi motivi è essenziale riconquistare il sogno, e sembra che non ci sia luogo migliore di un lussuoso tappeto rosso dove sfilano celebrità elegantissime (e molto pagate), diventate vere e proprie ambasciatrici dei brand. I compensi per indossare abiti griffati sono ormai astronomici, mentre una volta si limitavano al solo abito da sfoggiare sul tappeto rosso. Quel breve tragitto dalla limousine fino alle scale del teatro di un festival, degli Oscar o di altri eventi vale più di un contratto cinematografico. E le clausole di esclusività aumentano notevolmente il cachet.

Gli stylist sono coloro che dirigono questo traffico, connettendo i brand con i loro testimonial e scegliendo gli abiti per le loro star. Quest’anno al Festival di Cannes le regole erano stringenti, con il Codice ufficiale del festival che dichiarava; «Per questioni di decoro, è proibita ogni forma di nudità sul tappeto rosso così come in qualsiasi altra area del festival. Non sono permessi abiti ingombranti, soprattutto quelli con strascichi lunghi, che impediscono il corretto flusso degli ospiti e complicano l’organizzazione dei posti a sedere». La famosa rigidità del festival in termini di dress code è leggendaria, e per le proiezioni serali al Grand Théâtre Lumière, non si può derogare: smoking e abito lungo. Dieci anni fa, alcune ospiti furono respinte per non aver indossato tacchi adeguati.

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Con queste regole che promuovono il buon gusto, quest’anno sui tappeti rossi hanno sfilato i nomi grandi della moda, ottenendo più attenzione rispetto alle collezioni Cruise che girano il mondo in questo periodo. Tra le scelte vintage, l’attrice statunitense Rooney Mara alla premiere di Eddington indossava un abito bustier in pizzo con decorazioni floreali e fogliame su tulle di cotone, con una profonda scollatura sulla schiena, gonna svasata in organza di seta e uno strascico decorato da due piccoli fiocchi, un pezzo di Givenchy Haute Couture by Hubert de Givenchy del 1956.

Alla stessa première di Eddington, Natalie Portman è apparsa in un abito da sera in tulle e velluto nero della collezione di alta moda autunno 1951 di Monsieur Dior, ricreato appositamente per lei con lo stesso taglio a corolla. Ornato con cristalli argentati, ispirato al celebre modello Mexico (la sua realizzazione ha richiesto 700 ore di lavoro, 450 delle quali di ricamo, sotto la direzione della creativa Mariagrazia Chiuri).

Tra le più eleganti, senza necessità di troppi orpelli, c’è l’attivista e avvocata Amal Clooney che al tappeto rosso del documentario di Bono, frontman degli U2, Stories of Surrender ha indossato un abito d’archivio di Christian Dior by John Galliano.

Inoltre, la decisione delle case di moda di portare sul tappeto rosso abiti del passato ha una sua logica in un ambiente, quello della moda, dove le finanze tengono in vita i grandi nomi dei couturier del secolo scorso, costringendo i direttori creativi talentuosi a lavorare sugli archivi. È un paradosso della moda che oggi si rivela per quello che è, un ostacolo alla creazione di un nuovo paradigma e di una nuova narrativa estetica. Mentre si cerca una via d’uscita da questo labirinto che porta ispirazioni e stilisti sempre al punto di partenza, non c’è scelta migliore dei red carpet per mantenere vivo il sogno della moda. Lo spettacolo deve continuare. E anche la Moda.

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