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Fiorello in Rai: Scopri il suo nuovo stato d’animo, la “Pennicanza”!

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Di Giulia Moretti

«Pennicanza», l’attuale stato d’animo di Fiorello (in Rai)

Come può una struttura di grande calibro come la Rai ignorare un talento come Fiorello, che ha declinato offerte allettanti da altre reti?

Recentemente, un sito dedicato alla consulenza linguistica mi ha informato che la parola «pennicanza» non figura nei dizionari (cosa che sapevo già), ma mi è stato poi detto che è un termine usato in modo ironico e scherzoso, privo di un significato chiaro e definito.

Ironico e scherzoso? Potrebbe derivare da «pennichella» con un gioco di parole che include vacanza? Non sono uno psicologo e non ho le competenze per affermarlo, ma sembra che la «pennicanza» rappresenti l’attuale stato d’animo di Fiorello.

Da qualche settimana Fiorello è ritornato su Rai Radio2 insieme a Fabrizio Biggio (e su Visual Radio, canale 202 del DTT), rinunciando al classico sonnellino dopo il pranzo, abitudine di chi si alza all’alba.

L’ha fatto mantenendo la sua consueta ironia: «Cosa facciamo, un programma con ospiti famosi? Ci sono 26 Cannavacciuoli in giro per la tv, gli Achille Lauro, le Ferragni… Non rimane più nessuno disponibile!».

L’ha fatto raccontando a modo suo la parata del 2 giugno, imitando Giorgia Meloni: «Ciao Rosà, sono Giorgia! Ho trovato un posticino per te qui a Radio2… lo so, devi accontentarti. Solo una cosa, non nominare mai quello là col naso lungo…».

Sono certo che i dirigenti della Rai si lacererebbero le vesti pur di averlo in trasmissione. Ma il punto non è questo: si tratta di affinità, di condivisione di intenti, di corrispondenza di sentimenti.

I grandi programmi nascono così, dall’audacia dei visionari. Certo, un posto in radio per Fiorello c’è sempre, si può discutere di un programma al mattino, ma Milly Carlucci non si tocca, sono cose così, quando si naviga a vista.

Per questo lo stato d’animo di un artista può sfociare in quella condizione chiamata «pennicanza», qualsiasi cosa significhi. Nella «pennicanza» si annida l’umorismo, il piacere stravagante che deriva dalla certezza che in Rai non ci sono più certezze.

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