Accoglienza » Spettacolo » Harvey Keitel svela di aver sostenuto Tarantino da giovane: la figlia si chiama Stella per Wertmuller

Harvey Keitel svela di aver sostenuto Tarantino da giovane: la figlia si chiama Stella per Wertmuller

Foto dell'autore

Di Giulia Moretti

Harvey Keitel: «Tarantino era povero e gli ho dato da mangiare. Mia figlia si chiama Stella per Lina Wertmuller»

Harvey Keitel, 87 anni, è arrivato in Sardegna come presidente onorario del Filming Italy Sardegna Festival: un passaggio che mescola ricordi di set storici, aneddoti su registi emergenti e osservazioni nette sul ruolo del cinema oggi. Le sue parole — tra riflessioni politiche e memorie personali — spiegano perché, anche ora, il mestiere dell’attore resta una lente utile per capire il presente.

Accolto tra il caldo e gli applausi del Forte Village, Keitel si è presentato in modo informale, con sandali e due grossi anelli. La voce bassa, il ritmo misurato: parole che raccontano una carriera lunga e irregolare, fatta di scelte istintive e collaborazioni decisive.

Dal retrobottega di Quentin Tarantino ai primi passi con Scorsese

Rievoca gli esordi con Quentin Tarantino: non più un outsider ma già un narratore affamato, capace di trasformare la conoscenza dei film in personaggi memorabili. Keitel ricorda un giovane Tarantino che frequentava i nostri ambienti, con il frigorifero sempre aperto per chi aveva bisogno; e confessa che la lettura della sceneggiatura di Pulp Fiction lo lasciò colpito.

Sulla collaborazione con Martin Scorsese, Keitel sottolinea la dimensione collettiva e quasi artigianale dei loro inizi: attori pronti a girare nei weekend, a volte senza compenso, per dare forma a un progetto. Racconta un provino che finì in improvvisazione, con il regista che fermò tutto e scelse l’attore sul momento — un metodo spartano che poi fece scuola.

La memoria professionale si intreccia con la vita privata: «Molte esperienze non erano per fama ma per capire me stesso», dice, ricordando l’Actors Studio come una scuola che non lo ha mai abbandonato.

Leggi anche  Ubaldo Pantani: successo in crescita con le imitazioni, intanto la storia con Virginia Raffaele

Musica, famiglia e un film in arrivo

Keitel parla di gusti musicali e progetti immediati: andrà all’Opera di Roma per assistere a La Traviata diretta da Sofia Coppola e sogna, in privato, di poter cantare. Sul prossimo impegno annuncia un set personale: interpreterà il protagonista di un film scritto e diretto dalla moglie, Daphna Kastner — un progetto a basso budget che esplora la vita di una coppia longeva.

La scelta di collaborare con la moglie sottolinea una propensione a lavorare su storie intime, lontane dalla grandiosità commerciale. Per Keitel, il cinema rimane soprattutto «un luogo per capire come si vive».

  • Ruolo al festival: presidente onorario del Filming Italy Sardegna Festival.
  • Film recenti e collaborazioni: ricordi su Pulp Fiction, il debutto di Scorsese e il rispetto per registi italiani come Paolo Sorrentino.
  • Prossimi impegni: presenza all’Opera di Roma e un film diretto dalla moglie.
  • Visione politica: preoccupazione per gli effetti delle politiche statunitensi e fiducia nel ruolo civile degli artisti.

Nel corso dell’incontro sono riaffiorati anche ricordi italiani: set girati in varie città, incontri con attori come Giancarlo Giannini e figure registiche come Lina Wertmüller, fino all’ammirazione per Sorrentino e il suo Youth. Keitel parla dell’Italia con affetto, citando episodi che mescolano il quotidiano al set — come il quartiere Stella di Napoli che ispirò un nome affettivo nella sua vita privata.

Non mancano riflessioni più severe: guardando al contesto globale, Keitel denuncia un modello economico che aumenta le disuguaglianze e provoca sofferenze. In questa chiave afferma che gli artisti possono offrire strumenti per comprendere la fragilità del presente e suggerire alternative morali.

Perché conta ora

Le parole di Keitel arrivano in un momento in cui festival e rassegne cercano di ridefinire il rapporto tra industria culturale e responsabilità civile. Il suo messaggio — che mescola esperienza personale, memoria di set e una visione critica del presente — serve a ricordare che il cinema non è solo intrattenimento, ma può funzionare come spazio pubblico di discussione.

Per chi segue l’attualità cinematografica, la presenza di una voce come la sua al Filming Italy conferma l’importanza di festival che sostengano progetti indipendenti e storie personali: sia per il panorama italiano, sia per il dialogo internazionale sul futuro della settima arte.

Punti chiave: Keitel richiama l’attenzione su tre temi ricorrenti — memoria professionale, impegno artistico e responsabilità sociale — e li colloca dentro un bilancio di carriera che continua a guardare avanti, tra piccoli set familiari e grandi lezioni di cinema.

Articoli simili

Valuta questo articolo
Condividi questo articolo :

Lascia un commento