Isabelle Huppert si concede un ruolo inatteso: non la diva intoccabile ma una figurante di mezza età, dimenticata e ostinata, nel film appena presentato a Locarno. L’attrice francese usa questa metamorfosi per parlare di lavoro d’attore, responsabilità morale e del rapporto tra cinema d’autore e pubblico giovane — questioni che oggi, con la sua nuova carica istituzionale, diventano più concrete e urgenti.
Un personaggio che ribalta l’immagine
In Ni vue, ni connue di Marc Fitoussi Huppert interpreta Corinne, una donna che persevera tra rifiuti e piccoli slanci di speranza: una presenza che il set trascura ma che, nella vicenda, mette in moto emozioni inattese. È Sandrine Kiberlain, che interpreta se stessa nel film, a offrire a Corinne una vicinanza che si trasforma in esame di coscienza.
Per Huppert il fascino del progetto nasce proprio dal contrasto con la percezione pubblica del suo lavoro: un volto internazionale che si cala nella marginalità per esplorare la tenacia e la fragilità quotidiana.
Perché questo film conta oggi
La pellicola arriva in un momento in cui la riflessione sul mestiere dell’attore e sulla sopravvivenza delle sale è diventata centrale: Huppert non è soltanto protagonista, ma anche una voce istituzionale — da pochi mesi guida la Cinémathèque française — e porta con sé una prospettiva che collega patrimonio cinematografico e pratiche contemporanee di distribuzione e fruizione.
La sua posizione pubblica rende il dibattito su conservazione, programmazione e coinvolgimento delle nuove generazioni non più solo culturale, ma politico e organizzativo.
- Titolo: Ni vue, ni connue, regia di Marc Fitoussi (Locarno Film Festival)
- Ruolo di Huppert: Corinne, una comparsa di mezza età
- Voce chiave: Sandrine Kiberlain interpreta se stessa ed è il motore morale della vicenda
- Altro in arrivo: Huppert in produzioni come In The Blood Countess e titoli di autori internazionali
La trama funziona come uno specchio per i dilemmi del mestiere: la presenza di elementi teatrali nel film, secondo la protagonista, serve a rendere visibili le difficoltà quotidiane dell’attore, la fatica di essere visti e riconosciuti.
Un’interprete dalla carriera lunghissima
Settantatre anni, una filmografia che supera i cento sessanta titoli, Huppert ha attraversato generi e Paesi senza mai rimanere intrappolata in un’immagine unica. Oggi seleziona i progetti per affinità con registi che abbiano una visione chiara e non si sottrae a sperimentazioni: dal ruolo di nobildonna sanguinaria nella biografia ispirata a Elisabetta Báthory a un remake horror firmato da Dario Argento.

Questa versatilità, unita alla sua nuova delega alla tutela del patrimonio filmico, la colloca in una posizione singolare: interprete attiva sul fronte creativo e sulle politiche culturali.
Huppert ha spesso ricordato il legame con il cinema italiano, frutto di collaborazioni con registi come Mauro Bolognini, Marco Ferreri, i fratelli Taviani e Marco Bellocchio. È un rapporto che definisce saldo e che continua a orientare le sue scelte.
Il cinema come mestiere collettivo
Oltre al set, l’attrice racconta un interesse concreto per la vita delle sale: le proiezioni piene, i festival, la frequentazione di giovani spettatori. Per lei mantenere vive le sale non è nostalgia, ma strategia per il futuro del settore.
La sua famiglia è legata al cinema: una figlia attrice e due figli che gestiscono sale d’essai parigine. Un dettaglio che mette in chiaro come la passione per il cinema sia anche un impegno quotidiano e familiare.
Huppert non si nasconde dietro la retorica: la carriera, dice chiaro, è fatta di cambiamenti continui e di scelte che non temono il rischio. Anche per questo continua a cercare progetti che la disturbino positivamente e la costringano a guardare oltre la propria esperienza consolidata.
Che cosa resta dopo Locarno
Il passaggio del film al festival rilancia alcuni temi pratici: come avvicinare giovani spettatori, quale ruolo possono avere le istituzioni culturali nella salvaguardia del patrimonio e in che modo il linguaggio cinematografico può ancora sorprendere senza rinunciare a riflessioni profonde.
Con la sua doppia veste — attrice protagonista e responsabile di un’importante istituzione culturale — Isabelle Huppert mette in campo un esempio operativo: lavorare per il presente del cinema senza perdere di vista la sua storia.
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Giulia Moretti, esperta dei mondi culturali e del cinema, condivide approfondimenti esclusivi sulle celebrità e sui retroscena dello spettacolo italiano.
