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Luca Argentero: “Famiglia sottosopra”, tra film e realtà lotta senza sosta nelle crisi!

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Di Giulia Moretti

Luca Argentero e la sua «famiglia sottosopra»: «Film o realtà, bisogna impegnarsi senza sosta per superare le crisi»

Il recente film di Alessandro Genovesi, “Una famiglia sottosopra”, è stato mostrato ieri durante l’evento Alice nella Città. Sarà disponibile nei cinema dal 6 novembre, con la partecipazione di Valentina Lodovini e Licia Maglietta nel cast.

Richiede un certo ardimento contraddire Lev Tolstoj e la sua famosa apertura in Anna Karenina: «Tutte le famiglie felici sono tutte uguali; ogni famiglia infelice è infelice in modo diverso». Ma forse, è sufficiente un’opera cinematografica che esplori le dinamiche di una famiglia moderna, alle prese con scuola, lavoro, crisi coniugali e differenze intergenerazionali, per rivelare che lo scrittore russo potrebbe essere stato errato. Perché ogni famiglia felice, in realtà, «è felice a modo suo», come narra il regista Alessandro Genovesi nel suo nuovo lavoro “Una famiglia sottosopra”, includendo attori come Luca Argentero, Valentina Lodovini e Licia Maglietta.

Commedia con elementi fantastici

Il film, una commedia con sfumature fantastiche, è stato presentato ieri nell’ambito di Alice nella Città e arriverà nelle sale il 6 novembre. Racconta le peripezie della famiglia Moretti: padre, madre, tre figli e una nonna, tutti conviventi in un ambiente domestico divenuto ormai insostenibile. «Descriviamo una famiglia al limite, che ha cessato di comunicare e che, attraverso un trucco cinematografico di un magico scambio di corpi, trova l’opportunità di comprendersi meglio», spiega Genovesi. Tutto si svolge in una notte: la madre si sveglia nel corpo della figlia di 7 anni, che a sua volta si ritrova nel corpo del fratello adolescente; la nonna si ritrova nel corpo della nipote adolescente, che si trova nel corpo del padre. E lui nel corpo della moglie, dando vita a un surreale giro di interpretazioni.

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«In quest’atmosfera quasi magica, tutti i membri della famiglia sono spinti a interrogarsi e a comunicare, entrando in una nuova empatia reciproca — afferma Argentero —. L’evento soprannaturale li costringe a imparare gli uni dagli altri, affrontando affetti e necessità per ritrovare equilibrio. Perché una famiglia funziona davvero solo se ci si impegna costantemente, giorno dopo giorno, affrontando l’evoluzione delle situazioni, la crescita dei figli e i cambiamenti dei problemi. È un impegno che non ha fine».
La parola chiave è empatia: «Dovrebbe essere insegnata a scuola. Per noi attori, mettersi nei panni degli altri è parte del lavoro, è normale — aggiunge —. Ma sarebbe utile che tutti praticassero l’empatia con chi è vicino, specialmente nelle relazioni di coppia e in famiglia».

Argentero nei panni di una sedicenne

Sul grande schermo, il risultato è esilarante, con un Argentero decisamente originale: «Interpretare una figlia adolescente? Che sfida! Ripensando ai miei 16 anni, mi considero un sopravvissuto. È un’età in cui l’ambiente familiare è tanto importante quanto quello delle amicizie. A volte, anche un solo amico sbagliato può portarti fuori strada. Serve solidità, ma anche un po’ di fortuna. Ora che sono padre, è una delle mie maggiori preoccupazioni». Nel film, il protagonista smette di lavorare per dedicarsi a tempo pieno alla paternità: «Nella realtà, i miei figli sono ancora piccoli e finora hanno avuto più bisogno della madre. Non ho dovuto interrompere la mia carriera, ma sono pronto a rallentare e a sacrificare il mio tempo per permettere a mia moglie di riprendere a lavorare».

Appello per non tagliare i fondi al cinema

Nel frattempo, ha scritto una canzone per lo Zecchino d’Oro e due libri di favole: «Riflettono un bel momento personale — dice — ma dopo Una famiglia sottosopra e molti ruoli da bravo ragazzo, apparirò sugli schermi con due personaggi controversi in Avvocato Ligas su Sky e Motorvalley su Netflix».
Quest’anno, infine, celebra i suoi 20 anni nel cinema: «Con un augurio per l’intero settore: che il governo blocchi i previsti tagli alla cultura. Sarebbe assurdo».

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