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Marco Predolin critica la TV moderna: “Una scelta folle lasciarla, usavo i reality come bancomat!”

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Di Giulia Moretti

Marco Predolin: «La tv di oggi fa schifo, ma lasciarla fu una scelta folle. Ho usato i reality come bancomat. I soldi? Li ho spesi in barche a vela»

Intervista a Marco Predolin, noto conduttore televisivo degli anni ’80: «Oggi apprezzo solo De Martino, la Rai mi scartò per Carrà. Ho inaugurato un ristorante a Porto Rotondo: io gestisco la sala, mia moglie la cassa»

«Annoti: uno tra i migliori conduttori nella storia della televisione italiana». Marco Predolin non perde il suo spirito e parla con l’eloquenza di chi ha fatto gavetta alla radio. Ha vissuto anni d’oro prima di ritirarsi, una scelta che forse gli ha impedito di realizzare tutto il suo potenziale.

Perché ha deciso di lasciare?
«In una parola: insensato. Ci sono opportunità che si presentano una sola volta nella vita e avrei dovuto sfruttare quella onda per altri dieci anni, anche solo per una questione economica».

Si sentiva imbattibile?
«Esatto. Era tutto gestito da me, senza agenti. Mi sentivo invulnerabile, eterno. L’arroganza del successo ti fa credere di essere indispensabile e che, se te ne vai, subito qualcun altro ti cercherà».

Ha iniziato dalla radio.
«Una vera scuola quella di Radio Monte Carlo. Ho passato sei mesi a registrare programmi che venivano poi ascoltati dal direttore Noel Coutisson che semplicemente mi diceva: bene, domani ne registri un altro. Questo per 24 settimane consecutive».

Come è arrivato a condurre «M’ama non m’ama»?
«Ero in un programma di Memo Remigi, uno degli autori era Paolo Limiti che apprezzava il mio modo di fare vivace e divertente. Sapendo che Rete4 (all’epoca di Mondadori) cercava un conduttore, mi presentò ai dirigenti: dopo un’estate di provini e continue attese, il creatore del format Steve Carlin insisté perché fossi io il conduttore, nonostante la preferenza di Rete4 per un volto più noto. Alla fine, decisero di affiancarmi Sabina Ciuffini, già nota al pubblico, per dare maggiore riconoscibilità al programma».

Che tipo era Sabina Ciuffini?
«Come me. Una persona genuina, distratta, simpatica, poco televisiva nel senso che amava il suo lavoro ma non l’ambiente. La sua storia è simile alla mia».

Poi è arrivato «Il gioco delle coppie».
«Carlin chiedeva troppo per i diritti di M’ama non m’ama e così i dirigenti, decisamente miopi, optarono per Il gioco delle coppie che costava meno».

Ma anche questo fu un successo, fino a quando decise di smettere. Perché?
«Registrammo tre o quattro episodi al giorno, diventò monotono come una catena di montaggio: mi sentivo un vigile urbano che regolava il traffico. Dietro le quinte, percepivo tensioni che non comprendevo».

Era al culmine del successo, gli fu offerta anche una trasmissione in prima serata: «Una rotonda sul mare».
«Credevo di essere stato promosso in prima serata con un mio spettacolo, ma poi scoprì che c’erano altri protagonisti. Mi ridimensionai nuovamente a un ruolo secondario».

Persino Berlusconi criticò la prima puntata.
«Indossavo una giacca bianca da smoking, stile Love Boat. Berlusconi, vedendo il girato, chiese: cosa fa Predolin vestito da barman? Dovemmo scartare tutto e ricominciare da capo».

Dopo Mediaset, passò alla Rai.
«E la Rai mi riservò una brutta sorpresa. Dovevo condurre Serata a sorpresa con Gabriella Carlucci, ma fui sostituito e il programma fu affidato a Raffaella Carrà: divenne Carràmba! Che sorpresa. Da quel momento in poi, partecipai solo a programmi di serie B o C».

E i dodici anni di televendite, che categoria rappresentano?
«Non c’entrano nulla con lo spettacolo. È solo questione di essere simpatici e precisi. Le televendite erano un modo per avere un reddito, ma non un lavoro che ti fa sentire realizzato nel vendere poltrone, divani, pentole o materassi. Anche lì, all’improvviso, tutto finì. Così decisi di attuare il piano B».

Il piano B riguardava la ristorazione.
«Avevo già avuto un ristorante a Santo Domingo: sulla spiaggia, con tavoli sulla sabbia, proponevo piatti italiani come la cotoletta alla milanese e le trenette al pesto. Mi dividevo tra il ristorante e le registrazioni de Il gioco delle coppie. Questo mi ha arricchito personalmente ma ha limitato il mio sviluppo professionale, non sfruttando i vantaggi della popolarità come inviti e relazioni. Dopo cinque anni ho deciso di chiudere, l’isola era diventata troppo caotica, un vero peccato perché mi immaginavo già come un Marlon Brando dei poveri».

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Nel 2010 ha aperto un altro ristorante.
«A Porto Rotondo gestisco il Caffè della Marina. Inizialmente, quando mancava lo chef, cucinavo io stesso—hamburger, club sandwich e simili—ma ora abbiamo uno chef eccellente. Io do consigli e aggiungo un tocco di creatività ai piatti. Mia moglie si occupa della parte amministrativa, quindi della cassa, mentre io mi dedico alla sala: ogni sera canto, interagisco con i clienti, mi diverto con loro, sono l’anima del ristorante».

Qual è stata la spesa più folle che si è concesso?
«Alcuni spendono tutto in donne o droghe, ma non è il mio caso. Io ho perso molti soldi con le barche, due in particolare, una a vela di 19 metri e un’altra di 18».

Quanto ha perso?
«Meglio non parlarne. Erano un buco nero finanziario. Ora mi sono ridimensionato a una barca di 10 metri, che uso come ufficio di fronte al ristorante».

E l’amore?
«Mi hanno attribuito molte storie, solo perché ero il cupido de Il gioco delle coppie… Oggi sono sposato e ho una vita sentimentale serena e appagante».

Come vede la televisione oggi?
«Non la sopporto».

Apprezzo la sua franchezza.
«La televisione mi irrita. Alcuni potrebbero pensare che sia invidia perché non ci sono più. Non è così, il fatto è che continuo a pensare a cosa farei se fossi in quel programma. Il problema non è del conduttore, ma di chi lo ha scelto. Non ci sono più direttori artistici né autori di qualità, oggi tutto è gestito da produttori mediocri».

Cosa la fa arrabbiare di più?
«Non ha senso scegliere un opinionista come Vladimir Luxuria—non ho nulla contro di lei—e metterla a condurre un programma in prima serata. Infatti, all’Isola dei Famosi è durata solo un anno. Ora hanno scelto Veronica Gentili, che è una giornalista: non ha senso. La televisione è davvero triste, i pomeriggi sono tutti uguali, i talk show la sera sono identici, i varietà privi di autori originali: poche idee e confuse. Ho visto Ne vedremo delle belle di Carlo Conti, se fosse stato su Antenna tre avrei pensato: beh, poverini, si sono impegnati».

E i reality show?
«Ho chiuso con loro. Ho partecipato a La Talpa come una chance di rilancio, a Grande Fratello e Isola dei Famosi per denaro: mi offrono soldi per esibirmi in situazioni imbarazzanti o per soffrire la fame? Va bene, ci vado. Per me, i reality sono stati solo un bancomat».

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