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Mereghetti Vota 7: Hilde e Hans, Ribelli Antinazisti e Simboli di Gioventù Radiosa!

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Di Giulia Moretti

La pagella del Mereghetti: Hilde e Hans, ribelli antinazisti simboli di una bella gioventù (voto 7)

L’amore in tempi di dittatura, la vera storia di due oppositori giustiziati dal regime.

Johannes Hegemann e Liv Lisa Fries in una scena del film

Per quale motivo Hilde Coppi è stata catturata? Anche uno dei giudici militari al suo processo si interroga, non riuscendo a comprendere come una ragazza incensurata come lei, potesse essere coinvolta in un gruppo di giovani antinazisti che nel 1942, a Berlino, effettuavano piccoli, ma significativi, gesti di ribellione.

Perché non ha denunciato suo marito, come ci si aspetterebbe da una vera tedesca? Il giudice non pronuncia questa parte, forse perché gli pare ovvia. E la risposta di Hilde è altrettanto chiara: «Perché lo amo», risponde. E nel silenzio che segue questa dichiarazione, si percepisce l’assurdità di un regime incapace di accettare che l’amore possa sovrastare l’obbedienza al Führer.

Il nucleo di Berlino, estate ’42 risiede qui, nel raccontarci di una generazione che sceglie di opporre resistenza al nazismo più per amore della vita e dell’amore stesso, che per motivazioni strettamente ideologiche. Anche se presenti, queste non sembrano mai predominanti nelle azioni dei giovani: si discute occasionalmente di comunismo, di socialismo, ma ciò che li muove è principalmente l’energia della loro giovinezza, un’energia di cui il nazismo non riesce nemmeno a rendersi conto, e che il regista Andreas Dresen ci presenta con grande empatia e coinvolgimento, più di quanto faccia con le attività sovversive.

È, infatti, l’entusiasmo dei loro vent’anni a guidare questi giovani ribelli, trasformando il loro spirito in un gesto di disobbedienza politica. Ed è questo che spiega la struttura del film, che inizia con l’arresto di Hilde (Liv Lisa Fries) ma procede attraverso numerosi flashback, non tanto per giustificare o spiegare la sua adesione al gruppo, quanto per mostrarci il ruolo dell’amore nel suo percorso.

Fidanzata con un lontano Fritz, partito per la guerra e poco comunicativo, Hilde incontra casualmente Hans (Johannes Hegemann) e inizialmente lo aiuta a digitare un volantino: «Lei sa usare tutte e dieci le dita», le spiega l’amica Ina (Emma Bading), già membro del gruppo insieme a Harro (Nico Ehrenteit), Libs (Sina Martins), Albert (Hans-Christian Hegewald) e altri.

Ma questo gruppo di amici non si dedica solo alla politica: è il periodo ideale per trascorrere alcuni giorni sui laghi, in campeggio, e per godersi qualche gita in moto o qualche bagno. Ed è questo che attira Hilde, poiché la coscienza antinazista è già in lei: non le sembrano strani i testi che digita, che poi duplica e lascia sul tram affinché altri possano leggerli.

Ciò che è insolito è il sentimento che gradualmente nasce tra lei e Hans, che lo spettatore scopre mentre il montaggio alternato ci mostra il destino sempre più drammatico della ragazza che entra in prigione incinta.

Caratterizzato fin dall’inizio dai contrasti di colore della splendida fotografia di Judith Kaufmann — il caldo luminoso e allegro del campeggio, il grigio triste e claustrofobico della prigione — il film trova il suo fulcro nel fatalismo rassegnato di Hilde che, pur rendendosi conto di non poter sfuggire alla condanna, cerca di vivere i suoi giorni in carcere nel miglior modo possibile.

Durante la detenzione nasce il piccolo Hans e la determinazione con cui Hilde cerca di allattarlo e aiutarlo a superare una nascita traumatica è l’altra faccia della donna che accetta di condividere i rischi dell’antinazismo per amore del marito, anch’egli arrestato. È il volto di una persona incapace di odiare i suoi aguzzini e che cerca di non lasciarsi intimidire da ciò che le sta accadendo.

La storia di Hilde Coppi è autentica e il suo epilogo è una delle scene più toccanti viste al cinema, con quella fila di giovani donne che avanzano verso la ghigliottina, mentre la voce fuori campo del figlio ormai adulto rivela l’insignificanza delle azioni che hanno portato alla condanna a morte.

Ma ciò che rimane impresso nella memoria è soprattutto quella golosità di giovinezza e di gioia di vivere che il nazismo cercava in tutti i modi di sopprimere. Ieri come oggi.

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