Il 26, all’Opera di Roma, Eleonora Abbagnato porta in scena un gala internazionale che ha registrato il tutto esaurito già da dieci giorni: una serata pensata come incontro tra grandi nomi della danza, ma anche come segnale sulle difficoltà che il mondo teatrale continua ad attraversare. L’appuntamento vuole unire memoria e contemporaneità, con ricadute concrete sulla vita della scuola e del corpo di ballo che dirige.
Abbagnato, che guida il corpo di ballo e la scuola lirica romana, aprirà la serata con La Rose Malade di Roland Petit, il maestro che ha segnato la sua formazione, in scena accanto a Giacomo Castellana.
Ha voluto intorno a sé interpreti della sua generazione, provenienti dalle più importanti compagnie mondiali: nomi come Maia Makhateli, Lucia Lacarra e Iana Salenko compongono un cast pensato per restituire sia la tradizione sia lo sguardo sui linguaggi odierni.
Ballare a 48 anni non è un atto di nostalgia, dice, ma una scelta di cura quotidiana: pilates, lavoro alla sbarra e una lunga carriera senza gravi infortuni le permettono di restare sul palcoscenico, pur riconoscendo i naturali cambiamenti del corpo.

Per Abbagnato il successo non è nato dal caso: talento e disciplina si alimentano a vicenda. Ricorda gli esordi all’Opéra di Parigi, quando l’isolamento e la nostalgia facevano parte della vita di una giovane artista in cerca del proprio posto.
Insegnare oggi significa anche trasmettere pazienza e metodo in un’epoca votata alla velocità. Lancia esempi concreti: ragazzi che arrivano da situazioni difficili e trovano nella danza una via di riscatto. Per molti studenti la scuola dell’Opera è diventata una vera occasione sociale, non un privilegio ereditario.
- Concetto del gala: reincontro fra grandi interpreti e passaggi di repertorio storici e contemporanei.
- Obiettivi formativi: valorizzare i talenti giovani e ampliare l’accesso alla formazione.
- Progetti in corso: apertura di un convitto per offrire vitto e alloggio agli allievi provenienti da lontano.
- Critica alle istituzioni: mancano ancora sostegni adeguati per mantenere e sviluppare l’offerta artistica pubblica.
Non si tratta di un mondo chiuso: Abbagnato racconta famiglie che hanno fatto sacrifici estremi per far studiare i figli, e sottolinea il ruolo decisivo di sponsor che hanno consentito di ampliare opportunità finora assenti. L’obiettivo successivo è concreto: istituire un convitto che tolga l’ostacolo logistico a giovani meritevoli.
La sua lettura del teatro è collettiva: il palcoscenico deve funzionare come una comunità con una funzione sociale. Se le risorse restano limitate, il lavoro degli artisti e dei direttori rischia di rimanere in solitudine. In questo senso, la presenza di un sovrintendente che la conosce da sempre, Francesco Giambrone, è stata per lei determinante nel portare avanti progetti ambiziosi.
La vita privata convive con gli impegni professionali: ha quattro figli, che ha spesso portato in tournée, e dice di non avere divieti rigidi tra scena e casa. Le figlie maggiori sono ormai autonome; una di loro ha scelto la psicologia, l’altra la moda, mentre la più giovane segue le lezioni nella sua scuola di danza. Il padre dei bambini è l’ex calciatore Federico Balzaretti, con cui ha mantenuto un rapporto di grande rispetto reciproco.

Una pagina decisiva nella sua formazione resta l’incontro giovanile con Pina Bausch all’Opéra: quell’esperienza le ha cambiato la prospettiva artistica, insegnandole l’importanza del lavoro sul gruppo e della diversificazione del repertorio.
Per il pubblico il messaggio è chiaro: il gala non è solo uno spettacolo, ma un termometro del sistema culturale. La serata mette in luce il valore della formazione, l’urgenza di sostegni più solidi e la capacità della danza di offrire percorsi di inclusione.
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Giulia Moretti, esperta dei mondi culturali e del cinema, condivide approfondimenti esclusivi sulle celebrità e sui retroscena dello spettacolo italiano.
