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Eleonora Abbagnato: a 48 anni riduce il repertorio la figlia 14enne la accompagna ma resta riservata

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Di Giulia Moretti

Eleonora Abbagnato: a 48 anni riduce il repertorio la figlia 14enne la accompagna ma resta riservata

Il 26, all’Opera di Roma, Eleonora Abbagnato porta in scena un gala internazionale che ha registrato il tutto esaurito già da dieci giorni: una serata pensata come incontro tra grandi nomi della danza, ma anche come segnale sulle difficoltà che il mondo teatrale continua ad attraversare. L’appuntamento vuole unire memoria e contemporaneità, con ricadute concrete sulla vita della scuola e del corpo di ballo che dirige.

Abbagnato, che guida il corpo di ballo e la scuola lirica romana, aprirà la serata con La Rose Malade di Roland Petit, il maestro che ha segnato la sua formazione, in scena accanto a Giacomo Castellana.

Ha voluto intorno a sé interpreti della sua generazione, provenienti dalle più importanti compagnie mondiali: nomi come Maia Makhateli, Lucia Lacarra e Iana Salenko compongono un cast pensato per restituire sia la tradizione sia lo sguardo sui linguaggi odierni.

Ballare a 48 anni non è un atto di nostalgia, dice, ma una scelta di cura quotidiana: pilates, lavoro alla sbarra e una lunga carriera senza gravi infortuni le permettono di restare sul palcoscenico, pur riconoscendo i naturali cambiamenti del corpo.

Ballerina matura al lavoro alla sbarra durante una lezione
Allenamento quotidiano: pilates e lavoro alla sbarra per mantenere forma e tecnica.

Per Abbagnato il successo non è nato dal caso: talento e disciplina si alimentano a vicenda. Ricorda gli esordi all’Opéra di Parigi, quando l’isolamento e la nostalgia facevano parte della vita di una giovane artista in cerca del proprio posto.

Insegnare oggi significa anche trasmettere pazienza e metodo in un’epoca votata alla velocità. Lancia esempi concreti: ragazzi che arrivano da situazioni difficili e trovano nella danza una via di riscatto. Per molti studenti la scuola dell’Opera è diventata una vera occasione sociale, non un privilegio ereditario.

  • Concetto del gala: reincontro fra grandi interpreti e passaggi di repertorio storici e contemporanei.
  • Obiettivi formativi: valorizzare i talenti giovani e ampliare l’accesso alla formazione.
  • Progetti in corso: apertura di un convitto per offrire vitto e alloggio agli allievi provenienti da lontano.
  • Critica alle istituzioni: mancano ancora sostegni adeguati per mantenere e sviluppare l’offerta artistica pubblica.

Non si tratta di un mondo chiuso: Abbagnato racconta famiglie che hanno fatto sacrifici estremi per far studiare i figli, e sottolinea il ruolo decisivo di sponsor che hanno consentito di ampliare opportunità finora assenti. L’obiettivo successivo è concreto: istituire un convitto che tolga l’ostacolo logistico a giovani meritevoli.

La sua lettura del teatro è collettiva: il palcoscenico deve funzionare come una comunità con una funzione sociale. Se le risorse restano limitate, il lavoro degli artisti e dei direttori rischia di rimanere in solitudine. In questo senso, la presenza di un sovrintendente che la conosce da sempre, Francesco Giambrone, è stata per lei determinante nel portare avanti progetti ambiziosi.

La vita privata convive con gli impegni professionali: ha quattro figli, che ha spesso portato in tournée, e dice di non avere divieti rigidi tra scena e casa. Le figlie maggiori sono ormai autonome; una di loro ha scelto la psicologia, l’altra la moda, mentre la più giovane segue le lezioni nella sua scuola di danza. Il padre dei bambini è l’ex calciatore Federico Balzaretti, con cui ha mantenuto un rapporto di grande rispetto reciproco.

Madre e figli dietro le quinte di un teatro, in silhouette
La vita familiare convive con le tournée: i figli spesso l’accompagnano dietro le quinte.

Una pagina decisiva nella sua formazione resta l’incontro giovanile con Pina Bausch all’Opéra: quell’esperienza le ha cambiato la prospettiva artistica, insegnandole l’importanza del lavoro sul gruppo e della diversificazione del repertorio.

Per il pubblico il messaggio è chiaro: il gala non è solo uno spettacolo, ma un termometro del sistema culturale. La serata mette in luce il valore della formazione, l’urgenza di sostegni più solidi e la capacità della danza di offrire percorsi di inclusione.

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