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Film in sala e in streaming: Giannini nel dramma argentino, Wilde e Cruz e altri 7 titoli

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Di Giulia Moretti

Corridoio di tribunale con camice piegato e paio di scarpe, figura sullo sfondo

Un passato che torna a bussare: il nuovo film di Marco Bechis porta in sala la difficile eredità della dittatura argentina e il conto morale che i sopravvissuti sono costretti a pagare. Perché ora questo film conta: risveglia memorie processuali e personali in anni in cui la richiesta di verità e responsabilità resta centrale.

Bechis, regista cresciuto tra Cile e Italia, non firma qui un semplice memoir. Il suo sguardo si concentra su chi è rimasto vivo dopo l’inferno, esplorando il peso della colpa più privata e meno raccontata: la sopravvivenza stessa. Il racconto evita facili retoriche e punta su un tono asciutto, quasi clinico, che restituisce la durezza dei fatti senza forzarne l’emotività.

Al centro della storia c’è Mariano Guerra, interpretato da Adriano Giannini, premiato con il Pasinetti come miglior attore alla Mostra di Venezia. Giannini offre una prova misurata: il suo personaggio passa dall’apparente imperturbabilità a una fragilità che emerge in scatti improvvisi, segnati dal ricordo e dal terrore.

Lo spazio come memoria

La regia lavora più su geometrie e silenzi che su colpi di scena. I luoghi — corridoi del tribunale, celle, gli spazi angusti dell’aula bunker — diventano cartografie del trauma: non solo dove sono avvenute le violenze, ma come continuano a vivere nella mente dei testimoni.

La vicenda si apre in una Torino contemporanea, dove Mariano conduce una vita routinaria come medico. La normalità si spezza quando viene convocato in Argentina per deporre contro gli ex aguzzini del centro noto come Garage Olimpo. Il viaggio riapre ferite antiche e mette in scena una tensione costante tra desiderio di nascondere il passato e necessità di raccontarlo.

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Un momento chiave del film è contenuto in una scena di corridoio: l’incontro ravvicinato con uno dei torturatori, apparentemente immune a qualsiasi rimorso, costringe Mariano a una reazione viscerale. Il cedimento iniziale si trasforma in una presa di parola che ricostruisce i luoghi della repressione passo dopo passo, trasformando la deposizione in una mappa accusatoria che inchioda i colpevoli.

  • Performance: Giannini lavora per sottrazione, calibrando pause e sguardi.
  • Registro visivo: tagli netti, inquadrature misurate, un uso rigoroso dello spazio scenico.
  • Temi: memoria, colpa, giustizia, responsabilità collettiva.
  • Momenti da osservare: la sequenza in tribunale, i flashback trattenuti, il confronto con il passato.

Il film evita di indulgere nel melodramma: preferisce la ricostruzione minuziosa, quasi forense, degli eventi. Questa scelta restituisce dignità alla storia e rende credibile la trasformazione del protagonista, che alla fine riconquista una forma di identità consegnando la verità a chi non è tornato.

Dal punto di vista civile, il racconto ha un peso attuale: processi e sentenze sulle violazioni dei diritti umani restano argomenti vivi in America Latina e in Europa, e opere come questa contribuiscono a mantenere viva la memoria storica.

RITORNO A BUENOS AIRES — Marco Bechis (Italia‑Brasile, 2026), durata 104’. Distribuzione: Fandango.

  • Cast principale: Adriano Giannini, Ana Celentano, Marcelo Chaparro, Paula Cohen, Adrian Fondari, Véronica Gerez.
  • Premi: Premio Pasinetti a Giannini, Mostra di Venezia (film in concorso).
  • Giudizio indicativo: 3–4 su 5.
  • Stato: nelle sale.

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