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«Il Collegio» rivoluzionario: una piattaforma dove ognuno ha voce su tutto!

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Di Giulia Moretti

«Il Collegio» come i social: chiunque può parlare di tutto

Guardando l’ultima edizione de “Il collegio”, trasmissione di Rai2 che mette in scena la vita scolastica di alcuni adolescenti, sorge spontaneo un interrogativo: la scuola obbligatoria ha fallito il suo scopo?

La realtà televisiva, seppur romanzata, potrebbe suggerire riflessioni profonde su questo tema. Nonostante le figure ricorrenti come il preside Paolo Bosisio o il professore Andrea Maggi, che sembrano ormai personaggi di una serie più che educatori, e la voce narrante di Pierluigi Pardo che smussa le asperità del racconto, emerge un quadro di insoddisfazione verso l’istituzione educativa.

Le lacune degli studenti selezionati, che ignorano nozioni un tempo basilari come la coniugazione dei verbi o l’identità di importanti figure storiche, sono emblematiche. L’assenza di telefoni sembra averli tagliati fuori dal mondo, evidenziando un distacco generazionale profondo. Ma ciò che più sorprende è la loro apparente ignoranza delle regole, come se il concetto stesso fosse diventato obsoleto nella società attuale, a partire dalle dinamiche familiari.

Resistere alla tentazione di apparire retrò è difficile, ma è innegabile che un tempo la scuola fosse vista come un luogo di apprendimento della disciplina, intesa come strumento per strutturare la libertà personale e fornire una bussola morale e culturale. Il pedagogista J. Hankins sosteneva che senza l’insegnamento dei principi civili, la società diventa incivile. Oggi, i social media riflettono questa “Grande Ignoranza”, dove chiunque sembra poter discutere di qualsiasi argomento, indipendentemente dalla propria competenza.

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