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Festival di Danza Estivi: Scopri i Corpi del Futuro in Movimento!

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Di Giulia Moretti

I festival di danza dell’estate e il filo rosso dei corpi del futuro

La compagnia ugandese Batalo East sarà presente a Oriente Occidente a Rovereto, mentre l’artista algerino Saïdo Lehlouh parteciperà a TorinoDanza.

Rave, intelligenza artificiale e mitologie senza tempo. L’estate dei festival di danza esplora il futuro incerto dei corpi, ridotti a uno stato primordiale, confusi da rituali estatici, rafforzati dalla tecnologia.

Il festival Oriente Occidente a Rovereto, nella sua quarantacinquesima edizione, presenta il tema dei «Corpi assenti», cancellati da un passato coloniale come dimostra lo spettacolo Nambi. The African Shielmaidens della compagnia ugandese Batalo East. TorinoDanza, invece, mette in scena la street dance con Témoin di Saïdo Lehlouh, artista di origini algerine.

A BolzanoDanza, diretto per la prima volta da Olivier Dubois e Anouk Aspisi, il rave è il protagonista in Crowd, opera cult di Gisèle Vienne che trasporta il delirio delle discoteche in un tempo dilatato, e in Delirious Night di Mette Ingvartsen, dove la trance collettiva ci ricorda che i riti dionisiaci sono espressioni di sfogo sociale antiche quanto l’umanità.

A Venezia, la Biennale Danza curata da Wayne McGregor ha esplorato i miti attraverso i loro creatori in un’edizione aperta dal mondo distopico degli australiani Chunky Move, con corpi cibernetici e protesi metalliche, e chiusa dall’oscuro universo di La Mort i la Primavera, ultima opera di Marcos Morau per La Veronal in anteprima mondiale, che porta in scena le ferite letterarie della scrittrice catalana Mercè Rodoreda sotto un regime totalitario.

È stata questa trasfigurazione della morte, un mito eterno, a concludere idealmente il cerchio di un grande interrogativo sul destino dell’umanità lanciato dal festival veneziano come una freccia nel cielo, nello stesso cosmo in cui McGregor, agli antipodi di Morau, ha presentato la sua installazione coreografica post-cinematografica in 3D On the Other Earth, dove l’estetica eterea di corpi perfetti si dissolve in pixel sotto lo sguardo imparziale dell’intelligenza artificiale.

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