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Mike Mills di R.E.M. scarta la reunion: niente ritorno per non sembrare imitazioni

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Di Giulia Moretti

Mike Mills dei R.e.m. : «Reunion? No, non vogliamo fare la figura dei vecchietti, cercando di sembrare quelli che erano»

Un progetto che unisce rock e musica colta arriva a Roma: il bassista dei R.E.M., Mike Mills, presenterà il suo «Concerto» per violino, rock band e orchestra al Rome Chamber Music Festival, in programma dal 18 al 21 giugno al Teatro Argentina. L’appuntamento promette di mettere fianco a fianco repertori e pubblici diversi, offrendo un’occasione concreta per ragionare sul rapporto tra tradizione e sperimentazione musicale.

La storia comincia a Athens, Georgia, agli inizi degli anni Ottanta: Michael Stipe, Peter Buck, Mike Mills e Bill Berry formarono una delle band più influenti dell’alternative rock americano. Anche se i R.E.M. si sono sciolti quasi senza strascichi nel 2011, i quattro sono rimasti in buoni rapporti e i loro percorsi individuali hanno preso strade diverse.

Per Mills la sperimentazione non è una novità. Insieme al violinista Robert McDuffie ha scritto un’opera che mescola l’energia del rock con la struttura dell’orchestra: il debutto a Toronto riscosse ampia attenzione per l’effetto della contaminazione tra generi.

Questa edizione romana sarà però diversa: la produzione è pensata in forma più intima, con strumenti acustici e una sezione d’archi ridotta, ha spiegato il musicista. Ospite d’onore al festival sarà anche il pianista Chuck Leavell, noto per il suo lavoro con gli Allman Brothers e i Rolling Stones.

  • Quando: dal 18 al 21 giugno
  • Dove: Teatro Argentina, Roma
  • Protagonisti: Mike Mills e Robert McDuffie; presenza speciale di Chuck Leavell
  • Formazione: versione da camera del Concerto, con sezione d’archi ridotta e strumenti acustici
  • Repertorio di rilievo: brani dei R.E.M. inseriti nella struttura orchestrale, tra cui «Nightswimming»

Parlando della scelta di includere pezzi del suo passato nel progetto classico, Mills ha ricordato come alcune canzoni mantengano un valore politico e sociale rilevante: brani come Radio Free Europe e altri testi di protesta sembrano parlare ancora all’oggi, osservazione che tocca temi come la disinformazione e la libertà d’espressione. Il musicista ha citato epoche diverse — dagli anni Ottanta dell’era Reagan fino all’attualità politica — per sottolineare una sensazione ricorrente di incertezza collettiva, pur sperando nella capacità delle persone di reagire.

Riguardo a una possibile reunion dei R.E.M., la risposta è netta: la band non intende tornare stabilmente sul palco. La scelta di fermarsi è stata voluta per preservare l’amicizia senza le pressioni di tournée e nuovi dischi. Tuttavia i quattro si vedono ancora, cenano insieme e talvolta suonano — un esempio recente è stata un’esibizione occasionale di «Losing My Religion» per il compleanno del loro manager, un momento definito raro e gratificante.

Sul confronto tra musica di ieri e di oggi, Mills preferisce un altro approccio: non si tratta di stabilire una superiorità qualitativa, ma di riconoscere che la musica evolve e si rivolge a pubblici diversi. La classica è un esempio di durata nel tempo; allo stesso modo, pezzi contemporanei rispondono a esigenze culturali e generazionali differenti.

Per il pubblico romano l’evento rappresenta più di un semplice concerto: è un ponte tra epoche musicali, un invito a osservare come storie personali e linguaggi sonori possano contaminarsi senza perdere la propria identità. Per chi segue i percorsi degli artisti rock che si confrontano con la musica classica, questa tappa al Teatro Argentina costituisce un appuntamento da non perdere.

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