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Teo Teocoli 80 anni: Scontri con Fazio, il ruolo nei successi di Aldo, Giovanni e Giacomo, nostalgia di Celentano!

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Di Giulia Moretti

Teo Teocoli fa 80 anni: «Non vado più in tv perché ho litigato con Fazio. Aldo, Giovanni e Giacomo sono diventati miliardari grazie a me. Celentano? Mi manca»

Il comico: «Non ho avuto notizie di Adriano da cinque anni. L’età inizia a farsi sentire: ho scordato una partita del Milan, cosa che non mi era mai successa»

Teo Teocoli ha celebrato il suo 80° compleanno.
«Non avrei mai immaginato di arrivare a tanto».

Credeva di non farcela?
Sorride: «È una percezione diffusa, gli 80 anni sono stati a lungo considerati come un traguardo massimo per l’età — a Milano si dice l’ha minga ottant’ann —, fortunatamente oggi questa soglia si è spostata un po’ più in là. Tuttavia, la mente è rimasta giovane, sempre quella di un ragazzo».

Antonio Teocoli da piccolo era chiamato Nino, successivamente è diventato Teo. È cresciuto nella periferia di Milano, un luogo dove i cartelli “non si affitta ai meridionali” erano comuni, ma è riuscito a inserirsi tra i ricchi e famosi, quelli che negli anni ’60 e ’70 frequentavano la Costa Azzurra. Era fidanzato con la segretaria di Brigitte Bardot («una volta mi osserva e mi dice: Perché tutti sono fuori e tu sei qui? Teo, sfigato»). Eccellente ballerino («se fossi stato negli Stati Uniti negli anni ’70 avrei potuto fare La febbre del sabato sera. Tony Manero ero io»), non brillava negli studi («ero sempre bocciato. Ho studiato Ragioneria, come Fantozzi»), una volta cenò con Gianni Agnelli nel ristorante più costoso di Saint-Tropez («una cena costava quanto una Fiat 500, fingeva di non avere appetito. Avevo paura del conto, ma era un’ingenuità: con Agnelli al tavolo non si divide la spesa»).

Come ha festeggiato?
«In una balera con gli amici. Abbiamo mangiato un po’, ma poco perché non sono ricco. C’era anche Boldi, arrivato in barella: i cinepanettoni lo hanno rovinato».

Da quanto tempo non parlate con Celentano?
«Sono ormai cinque anni. Una volta a Milano se qualcuno non ti chiamava per un mese, lo chiamavi dicendo: oh, ma sei morto? Era uno scherzo. Ma lui si è offeso. So che comunque sta sempre in casa, forse lavora ancora a Adrian…».

Ma «Adrian» è stato trasmesso sei anni fa!
«Eh, ma quel programma lo ha distrutto, gli ha fatto male».

Ti manca Celentano?
«Molto, moltissimo, lo conosco da quando avevo 14 anni. È stato il più grande di tutti, oggi spero che sia felice».

Anche la tua carriera non è stata male, piena di grandi successi.
«In un certo periodo mi offrivano molti soldi, ma non ho mai pensato di arricchirmi con il mio lavoro: il mio scopo è sempre stato quello di divertire il pubblico. E di divertirmi un po’ anche io».

«Mai dire gol»?
«Bei ricordi. Al Palazzo dei Cigni nel laghetto c’erano pantegane grandi come conigli… Aldo, Giovanni e Giacomo li ho scoperti io alla Gialappa, sono diventati miliardari grazie a me».

Hai avuto anche serate in cui hai guadagnato molto con il minimo sforzo.
«Un capodanno agli Arcimboldi, una quindicina di anni fa, in prima fila c’erano i fratelli Inzaghi, uno lo amavo e l’altro lo odiavo: mi hanno dato 200mila euro. Ma io non gestisco i soldi, per 10 anni ho avuto una carta di credito che non usavo mai: in banca pensavano che fossi morto».

La tua imitazione più riuscita?
«Quella di Adriano. Ma non è più un’imitazione, ormai sono io Adriano, è un trasferimento d’anima: ho fatto più di seimila serate imitandolo, lui negli ultimi 30 anni avrà fatto sì e no 10 serate, e ora non mi considera nemmeno…».

Continui a fare serate?
«Faccio molte serate “di saluto”, quelle in cui vai, chiedi: come state? vi divertite? Poi te ne vai e ti danno mille euro. Come 50 anni fa».

Acciacchi dell’età?
«Mi è capitato un episodio terribile, ho incontrato un amico e gli ho chiesto: cosa fa il Milan domani? Aveva già giocato il giorno prima… Non mi era mai successo».

Un abbraccio. Il Milan è una sofferenza.
«Oggi al Milan manca la dirigenza. Prima c’erano Paolo Maldini e Boban. Ora c’è Ibra, un grande calciatore che però non capisce nulla di gestione. Dovrebbero far tornare almeno Galliani…».

Dove ti vedrai tra 80 anni: in Paradiso o all’Inferno?
«In Paradiso. La maggior parte del tempo — non sempre — sono stato buono, e poi sono stato sincero, leale. Anche se sempre arrabbiato — è nel mio carattere —, ma sempre pronto a fare pace».

«Le donne sono state una malattia, i numeri esagerati»: hai detto così.
«No, sono stato fortunato, ma ero totalmente dedito alle ragazze, ovunque andassi subito mi informavo se ce n’erano di carine. Scherzavamo con Guido Nicheli, il Dogui, un mio grandissimo amico. Lui diceva sempre: se vuoi conquistare la ragazza migliore devi essere in pole position. Capisci il livello dei nostri discorsi».

Hai avuto amicizie con donne bellissime.
«Sophia Loren si fermava, mi guardava e io tremavo, quanto era bella… Claudia Cardinale invece era più alla mano, faceva la simpatica».

Un’opportunità sfumata?
«Il film Il padrone e l’operaio — naturalmente io ero l’operaio — ha incassato moltissimo, tanto che fui convocato da Carlo Ponti, il produttore. Pensai: è fatta. Firmai un contratto e lui tre giorni dopo partì per l’America e non l’ho più visto».

La TV ti manca?
«Sì, mi manca, ma è complesso, oggi si va per gruppi, il Tavolo di Fazio si è talmente allungato che hanno dovuto abbattere il muro e spingersi fino a Lambrate».

Hai partecipato a una trasmissione di Fazio.
«Sì, mi ha chiamato ma poi abbiamo litigato. Mi hanno lasciato in uno sgabuzzino ad aspettare per tre ore senza farmi intervenire, quando sono uscito ho alzato la voce a tutti».

Sei considerato una persona dal brutto carattere.
«Tutti lo dicono. Credo di essere il re del dettaglio e quindi invece di ragionare alzo subito la voce».

Il tuo motto per gli 80 anni?
«I Beatles sono stati l’amore musicale della mia vita, li ascoltavo ogni notte, quindi penso che morirò quando morirà l’ultimo Beatles, che immagino sia Ringo Starr… Ma una cosa però: non vorrei trovarmi a letto con Yoko Ono».

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