Giuliana Cella e la sua collaborazione esclusiva con Coin
Giuliana Cella potrebbe essere soprannominata “l’ambasciatrice della pashmina”, avendo introdotto questo prezioso tessuto, tradizionalmente indossato dai Maharaja, nelle vesti di una moderna sciarpa di cachemire e seta. Nel mondo della moda, tuttavia, è meglio conosciuta come “la regina dell’etno chic”, così definita dal Financial Times. Come creatrice non convenzionale, antiquaria e collezionista, Giuliana si è affermata negli anni ’90, lavorando con tessuti storici raccolti durante i suoi viaggi. Il suo percorso è stato vario e affascinante, meritevole di essere raccontato in una docu-fiction ambientata nell’internazionale jet set, con amicizie del calibro di Greta Garbo e lo Scià di Persia. Tra i suoi intimi, spiccano nomi come Ornella Vanoni e Marta Marzotto.
Il capitolo più recente della sua storia riguarda la capsule collection GC.CI, acronimo di Giuliana Cella e Coin, una serie di abiti, accessori e gioielli realizzati per Coin Excelsior. Questa collezione sarà presentata in spazi esclusivi all’interno del department store. Con un tono di voce quasi fiabesco, Cella racconta: “Ho iniziato a collezionare a 17 anni, quando altri coetanei preferivano le discoteche, io cercavo invece oggetti d’arte liberty”. Laureatasi al liceo linguistico di Milano e in sociologia presso l’Università di Vienna, ha incontrato il suo futuro marito, Friedric Werner Hellwig, con cui ha costruito una vasta rete di oleodotti, gasdotti e raffinerie, viaggiando soprattutto in Medio Oriente e Persia, stringendo amicizie con personaggi come lo Scià Reza Pahlavi e sua moglie, Farah Diba. Durante i suoi viaggi, ha sempre cercato tessuti, gioielli e reperti delle culture locali.
Una nuova vita e una nuova sfida
Dopo la separazione dal marito, Giuliana si è trasferita a Milano dove, in un piccolo atelier di due stanze, ha iniziato a trasformare i tessuti raccolti in capi unici. Nell’alta società si è diffusa la voce di una creatrice che sfuggiva l’etichetta di stilista. “Non mettevo l’etichetta sui miei capi”, racconta, “fu la giornalista Giusi Ferrè a suggerirmi di farlo. Decisi allora di utilizzare una striscia di organza trasparente con il mio autografo”. Questa scelta la consacrò come regina dell’etnico, con le sue creazioni fatte a mano e i tessuti rari e preziosi, che spaziavano dai ricami del Punjab ai sari d’epoca di Benares, dai broccati del Rajasthan ai jamawar del 1700. La sua creatività divenne un modo per superare il dolore del divorzio: “Invece di spendere soldi per uno psicanalista, ho investito in tessuti pregiati”. Oggi affronta una nuova sfida con Coin Excelsior: “GC.CI rappresenta il mio ‘viaggio’ nella cultura contemporanea”, afferma, incoraggiando anche i giovani a osare scelte estetiche fuori dal comune.
Emilio Tadini una volta le fece un grande complimento: “Giuliana Cella è alla moda come Matisse è alla pittura”. Tra i suoi ricordi spiccano incontri significativi, come quello con Greta Garbo, che soggiornò nella sua proprietà a Taormina sotto il falso nome di Miss Harriet Brown, e lasciò accidentalmente una vestaglia che Cella conserva gelosamente. Tra le sue clienti illustri figurano anche Franca Rame e Ornella Vanoni, quest’ultima non solo amica ma anche testimonial della collezione GC.CI. “Ornellina… sembra che la conosca da sempre”, dice Cella. “Ha comprato subito i pantaloni viola della collezione. Quando ci hanno fotografato insieme, abbiamo riso: ‘una 80, l’altra 90, siamo un manifesto contro l’ageismo'”. E poi c’è Marta Marzotto, un capitolo a parte, una grande amica e musa: “Eravamo agli antipodi: lei esuberante, io timida. Ma ci univa l’amore per i gioielli”. Quando la figlia di Marzotto, Annalisa, morì, tra le due donne nacque un legame ancora più profondo. I kaftani di Cella divennero la divisa di Marta.
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Federico D’Angelo, specialista del benessere e delle tendenze moderne, offre consigli pratici per uno stile di vita equilibrato e ispiratore, adatto alle sfide quotidiane.
