La 21ª Festa del Cinema di Roma ha consegnato il premio principale del concorso «Progressive Cinema» a un film che osserva la provincia britannica con sguardo asciutto e sociale: il riconoscimento premia storie di amicizia, fallimenti e aspettative spezzate, e riaccende il dibattito sull’identità della manifestazione romana. Le scelte della giuria e l’affluenza record sollevano oggi questioni concrete sulla selezione e sulla visibilità dei film presentati.
Il vincitore assoluto è I See Buildings Fall Like Lightning di Clio Barnard, opera ambientata nella periferia di Birmingham che mescola realismo sociale e ritratto corale. Per la stessa produzione è arrivato il premio come miglior attore a Anthony Boyle, che ha condiviso il riconoscimento con Paolo Pierobon, protagonista dell’hard‑noir di Simone Catania ambientato in Brianza.
Il pubblico ha invece premiato un doppio titolo: Mustang, con Kasia Smutniak, e Congo Boy di Rafiki Fariala, due film capaci di catturare l’attenzione degli spettatori, sebbene su registri molto diversi.
Bilancio e numeri: tra piazza e sala
La Festa mantiene da sempre due anime: da un lato l’appuntamento cittadino fatto di eventi, red carpet e prime mondane; dall’altro una sezione più specialistica rivolta agli appassionati e alla critica, come la «Freestyle». Quest’anno i programmi hanno mostrato questa divisione in modo netta.
Con 194 titoli in cartellone la kermesse è diventata molto densa: un’offerta ampia che ha attratto pubblico — circa 120.000 presenze — ma che ha anche rischiato di smorzare la visibilità di molte opere. Le proiezioni mattutine dedicate alle scuole, ospitate spesso all’Auditorium, hanno contribuito alle cifre ma non sempre hanno valorizzato al meglio i film scelti.
- Premio «Progressive Cinema»: I See Buildings Fall Like Lightning — Clio Barnard
- Miglior attore: Anthony Boyle (ex aequo con Paolo Pierobon)
- Premio del pubblico: Mustang (Kasia Smutniak) e Congo Boy (Rafiki Fariala)
- Presenze di rilievo: Javier Bardem, Julianne Moore; masterclass di Rodrigo Sorogoyen
- Film atteso: Elsinore di Simon Stone, con Andrew Scott — arrivo in Italia il 29 gennaio
Tra i momenti più discussi resta la proiezione di Elsinore, l’adattamento teatrale‑cinematografico di Simon Stone che intreccia sguardi su Shakespeare e la tragedia dell’Aids; la pellicola, che vede in scena Andrew Scott, è considerata un possibile protagonista della corsa agli Oscar e arriverà nelle sale italiane a fine gennaio.
Il risultato della rassegna mette in luce alcune priorità per le edizioni future: una maggiore selezione potrebbe favorire la profondità di visione su ciascun titolo e aiutare il pubblico a orientarsi, mentre i riconoscimenti assegnati qui danno un’importante spinta internazionale ad alcuni protagonisti e autori.
In sostanza, la Festa ha confermato il suo valore come vetrina mista — a metà strada tra evento popolare e fiera cinefila — ma la sfida resta trasformare l’abbondanza in qualità percepita, evitando che film meritevoli restino relegati all’ombra del calendario troppo compresso.
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Giulia Moretti, esperta dei mondi culturali e del cinema, condivide approfondimenti esclusivi sulle celebrità e sui retroscena dello spettacolo italiano.
