Ritaglia qui, estendi lì, incidi obliquamente, sovrappone e amalgama pezzi di indumenti che un tempo erano pilastri del guardaroba: tutto in un unico modello. La moda per l’autunno inverno 2022/2023 si frammenta riflettendo il nostro attuale contesto segnato prima dal Covid-19 e ora dagli spettri della guerra.
La nuova tendenza scoppia la sera del secondo giorno delle sfilate con l’evento di Roberto Cavalli a cura di Fausto Puglisi. L’approccio dello stilista, decisamente postmoderno, fonde l’intensa passione per Gianni Versace con la reinterpretazione del motivo felino, distintivo del fondatore di RC. Di conseguenza, gli abiti neri si presentano come incisioni chirurgiche fermate da borchie, che assemblano i frammenti dei vestiti. Non mancano i classici motivi maculati, selvaggi, del marchio. Adesso, però, appaiono divisi a metà, come nel caso dell’eccellente giacca in pelle leopardata, completata da un mantello con frange di pelle.
Le modelle camminano su tacchi a forma di zanna d’acciaio. L’aggressività si manifesta, come dimostrano i recenti eventi di cronaca, anche se in modo dissonante. Infatti, la linea audace di Cavalli, non priva di tagli graffianti, si mescola con la leggerezza degli chiffon. Lungo le bande dei vestiti bondage, sbocciano rose nere, esprimendo così il romanticismo controverso delle nuove generazioni. Chi indosserà questi abiti nella vita quotidiana, mentre corre al lavoro con i mezzi pubblici? La risposta proviene dalla prima fila della sfilata, dove, tra VIP internazionali, spiccano le transgender-influencer, con Nikita Dragun che fa un ingresso maestoso, accompagnata da tre guardie del corpo, una delle quali tiene il suo mantello.
All’ingresso, l’organizzazione merita elogi: oltre ai controlli del Green Pass, chiedono cortesemente agli ospiti di sostituire la mascherina, offrendo un nuovo modello FFP2. Questo gadget è diventato essenziale nelle sfilate, peccato che l’allestimento delle sedute non rispetti più le regole di distanziamento, ormai ignorate. Tanto che Armani, attento ai parametri di sicurezza, ha deciso di ampliare il pubblico della sfilata di Emporio Armani di oggi, invitando 400 dei suoi dipendenti.
Ferretti. L’argento si tinge di nero
Alberta Ferretti adotta uno stile “sconvolto” con il suo solito buon senso e gusto raffinato. Si evidenziano il parka/giacca con un lembo allungato, forse una sciarpa, e il cappotto con una mantellina da avvolgere intorno al collo. Da non trascurare i suoi rinomati abiti in chiffon con un mix di applicazioni e volant, disposti in un’apparente casualità.
L’uso predominante di argento brunito, quasi nero, che ricorda le corazze medievali, spazia dai maglioni a trecce ai mantelli da sera. La stilista parla di “una nuova luce con cui la donna vuole brillare dalla mattina alla sera”. Tuttavia, alla “luce” degli eventi attuali, sembra il preludio a un’era del bronzo, se non dell’oro nero.
Anche Alessandro Dell’Acqua, con eleganza nella collezione N°21, una delle più riuscite della giornata, rivoluziona le forme. Per chi è interessato alla tendenza, basta prendere spunto dalla passerella, l’idea del cardigan con l’ultimo bottone allacciato al primo occhiello della maglia.
Diesel: la mini è una cintura
All’estremo, il promettente Daniel Del Core taglia i jeans alla coscia dove una serie di giarrettiere fermano la parte inferiore dei pantaloni a 5 tasche. Ma l’apoteosi della rivoluzione si vede nel kolossal di Diesel, presentato nel nuovo Superstudio di Gisella Borioli. In una Disneyland di mega/meta pupazzi gonfiabili, il brand di Renzo Rosso svela la collezione disegnata dal belga Glenn Martens.
I “Gulliver” di genere indefinibile dominano la platea in pose eccessivamente allusive al sesso, seppur vestiti, anche se solo con jeans abbassati sul lato B, coperti solo da un tanga tipo filo interdentale. Estremi anche gli indumenti che sfilano nella sala di 7500 metri quadri. Predomina il denim sperimentale: dalle super-mini alle iper-maxi. Se le gonne corte sono estensioni di cinture, alcune “girano” attorno a un grosso fibbia, le enormi pellicce per lui sono in frange di jeans sfilacciate. Un ritorno al Paleolitico “superiore”. Tutto è lacerato, asimmetrico, decomposto e ricomposto, come la gonna con uno strascico anteriore che è la gamba di un pantalone a 5 tasche. C’è un quid di post-atomico degli anni ’80 che speriamo sia solo un accenno di costume.
Oggi, tra Prada e Moschino, chiude GCDS di Giuliano Calza, il marchio che ha rinnovato il look di Orietta Berti all’ultimo Festival di Sanremo. L’usignolo di Cavriago non ci sarà. Ma è più attuale che mai, il monito della sua canzone Futuro: «devi fare la guerra dei bottoni».
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Federico D’Angelo, specialista del benessere e delle tendenze moderne, offre consigli pratici per uno stile di vita equilibrato e ispiratore, adatto alle sfide quotidiane.
