Accoglienza » Lifestyle » Bellezza sostenibile: il futuro del packaging è (quasi) zero impatto!

Bellezza sostenibile: il futuro del packaging è (quasi) zero impatto!

Foto dell'autore

Di Federico D'Angelo

Beauty, il futuro del packaging è a impatto (quasi) zero

Fino al 30 luglio, il primo piano dello store Lush situato in via Torino a Milano ospiterà la mostra “Future Fibres: il packaging del domani”, un’esibizione che esplora le innovazioni nel campo degli imballaggi con un focus sulla sostenibilità ambientale e sociale.

«Dal nostro esordio nel 1995, abbiamo sempre puntato a utilizzare imballaggi riciclati per i nostri prodotti», spiega Niko Lijović, responsabile creativo degli acquisti di Lush. «Nonostante le difficoltà iniziali nel trovare materiali riciclati sostenibili, abbiamo perseverato nel nostro intento di limitare l’uso di plastica e carta vergine, cercando di riciclare il più possibile i materiali disponibili sul mercato».

Lush ha intrapreso un percorso globale alla ricerca di soluzioni per packaging rispettosi dell’ambiente e delle comunità locali, toccando paesi come Nepal, Zambia, India e Giappone, seguendo la filosofia aziendale di lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato. «Attualmente stiamo valutando diverse alternative biodegradabili e abbiamo stabilito criteri interni che ci permettono di scegliere materiali che rispettano i nostri standard, in modo che possiamo affermare che contribuiscono a rendere il mondo più florido», continua Lijović. «Non ci limitiamo a considerare i materiali solo perché sono biodegradabili; vogliamo essere certi del loro processo di degradazione nel tempo e garantire che provengano da fonti che non effettuano test sugli animali, inclusi i vermi, cosa non trascurabile per ottenere certificazioni biodegradabili».

Le fibre del futuro sono naturali, completamente rintracciabili dall’origine e hanno un impatto positivo su popolazioni e ambiente. Questi materiali derivano da terreni che rispettano gli ecosistemi locali, come il suolo, i rifiuti, la fauna selvatica, l’economia locale e la salute. Molto spesso, questi materiali sono legati a progetti che promuovono l’empowerment femminile e la protezione dei mestieri artigianali, come il progetto ReWrap in India per i knot wrap o il One Planet Café per la fibra di banano in Zambia, la preservazione delle conoscenze tradizionali come la carta lokta in Nepal, e in generale la rigenerazione e conservazione dell’ambiente, della fauna selvatica e del tessuto economico e sociale delle comunità locali. Coltivati in modo spontaneo o biologico, questi materiali necessitano fino al 91% in meno di acqua, come nel caso del cotone biologico indiano. «In questa ottica, cerchiamo soluzioni simili per tutti i nuovi materiali che emergono sul mercato, ma non li accettiamo se non offrono un vantaggio ambientale superiore rispetto alle opzioni esistenti», sottolinea Niko.

Leggi anche  Gianni Versace: 25 anni dalla morte dell'icona di moda e profeta della libertà sessuale

Papieri provenienti da tutto il mondo
La carta Golden Eagle, usata per alcune confezioni regalo, contiene il 5% di fibre di legno da un progetto di rigenerazione e reintroduzione della natura nella foresta di Akaya, in Giappone, dove sono presenti alcuni degli ultimi esemplari di aquila reale del paese, specie attualmente a rischio. Questo progetto è una collaborazione tra la comunità locale e gruppi conservazionisti, con l’obiettivo di trasformare le monoculture di cedro in foreste naturali entro cinquant’anni. Dalla carta di fibre di banano in Zambia, nata da un progetto equo e solidale per combattere la distruzione della fauna selvatica e supportare l’indipendenza femminile, alla carta lokta nepalese, resistente a insetti e muffe, usata per documenti ufficiali negli anni ’80 e prodotta da un arbusto sempreverde che cresce spontaneamente sulle pendici dell’Himalaya. Anche i contenitori in sughero biodegradabili, che incapsulano lo shampoo solido simbolo di Lush, sono riutilizzabili. Ogni Cork Pot da 35 grammi assorbe 1,2 kg di CO2, contribuendo a combattere il cambiamento climatico. Questi prodotti aiutano anche a rigenerare le foreste di querce da sughero autoctone, a ripristinare la biodiversità e a offrire nuove opportunità alle persone nelle regioni rurali dell’Alentejo, in Portogallo. Per alcuni knot wrap e canvas bag, Lush collabora con Re-Wrap, un’impresa sociale di Mysore, in India, impegnata nella tutela ambientale e nel cambiamento sociale, che promuove l’empowerment femminile e una filiera di cotone 100% biologico ed etico.

Zero imballaggi per salvare l’ambiente
Dall’invenzione dello shampoo solido nel 1989, Lush ha perseguito l’obiettivo di sviluppare una linea di prodotti “nudi”. Dall’olio da massaggio ai balsami per il corpo, dalle bombe da bagno ai saponi, dai balsami scrub ai deodoranti, fino al rivoluzionario mascara solido, il 66% dei prodotti Lush è venduto senza imballaggio.
«Non ci siamo fermati alla responsabilità ambientale al momento della vendita del prodotto», afferma Lijović. «Da anni abbiamo un programma di ritorno per i nostri contenitori neri, che premia i clienti con una maschera fresca per ogni cinque confezioni restituite. Da poco, anche in Italia, abbiamo lanciato il programma Bring It Back per tutte le confezioni di plastica Lush: per ogni contenitore vuoto restituito, il cliente riceve 50 centesimi da utilizzare per gli acquisti del giorno. In alcuni paesi, i ritorni hanno raggiunto il 25% delle vendite complessive». Una volta ritornate, tutte le confezioni sono inviate al Lush Greenhub in Croazia, dove vengono riciclate per produrre nuove confezioni.

Leggi anche  Tod’s reinventa lo sportswear: ispirazione Peter Beard e il nuovo gommino iconico!

Articoli simili

Valuta questo articolo
Condividi questo articolo :

Lascia un commento