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Ecco il trucco che ti fa dormire profondamente e svegliarti carico

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Di Alessia Romano

Svegliarsi con la sensazione di aver dormito tantissimo… ma sentirsi ancora cotti? Non sei solo! Ecco come “truccare” il tuo sonno per fare il pieno di energia, con un metodo apprezzato da atleti e approvato dalla scienza (sì, questa volta la scusa del letto troppo comodo non regge!).

Il problema crescente del sonno: molto più di uno sbadiglio

Secondo l’indagine CoviPrev di Santé Publique France, i disturbi del sonno sono aumentati durante il primo confinamento. E purtroppo questa “moda” non passa: ben il 65% delle persone afferma di soffrirne ancora. E lo sappiamo, non c’è niente di peggio che passare la giornata a fissare una tazzina di caffè sperando in miracoli.

Il vero nemico? Il famoso ‘cappuccio’ mattutino

Se combattere l’insonnia è una sfida già nota, il vero duro a morire è il brouillard matinal (ovvero il “torpore mattutino”). Quel senso di confusione quando la sveglia suona: sei tecnicamente sveglio, ma il tuo cervello sembra infatuato del cuscino. La buona notizia? Atleti e scienziati hanno un asso nella manica. Preparati, sta arrivando il trucco.

La tecnica magica dei cicli di sonno: svegliarsi nel momento giusto

Ogni notte, il nostro cervello attraversa diversi cicli di sonno:

  • Fase di addormentamento
  • Sono leggero a onde lente
  • Sono profondo
  • Sono paradossale (è qui che si sogna!)

Questi cicli durano in media 90 minuti. L’esperto avverte: “Vi sentirete più rigenerati e in forma se vi svegliate alla fine di un ciclo”. Il motivo? Se la sveglia interrompe bruscamente un ciclo, è più facile sentirsi stanchi, anche dopo teoricamente “abbastanza ore” a letto. Insomma, la quantità non basta: conta la qualità e il tempismo.

  • Svegliarsi a ciclo finito = energia e chiarezza mentale.
  • Svegliarsi nel mezzo di un ciclo = probabilmente ti sentirai ancora uno zombie.
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Come sfruttare a tuo vantaggio questi cicli di 90 minuti? È semplice (almeno sulla carta):

  • Stabilisci l’ora in cui DEVI alzarti.
  • Calcola all’indietro, in blocchi di 90 minuti, per determinare quando è meglio andare a dormire.

Facile nella teoria, ma nella pratica… aiuta avere delle app che ti aiutano a prendere il ritmo giusto. D’altronde, anche la scienza supporta questo metodo: secondo Inserm, “schematicamente, il sonno corrisponde a una successione di 3 a 6 cicli successivi. Una buona notte equivale ad almeno 3-5 cicli di 90 minuti in media”. Quindi, il vero segreto per svegliarsi carichi sta nel completare un numero sufficiente di cicli, non nel contare obsessivamente il totale delle ore passate tra le coperte.

Ma attenzione: il sonno non è sempre una scienza esatta

Col passare della notte, la profondità dei cicli varia sempre più, e in certi casi ti svegli pure senza accorgertene. I cicli diventano sempre meno profondi e scorrono lentamente verso il sonno paradossale. Tuttavia, quei famosi 90 minuti sono davvero solo una media, non una legge universale da manuale: alcuni cicli possono durare tra i 60 e i 120 minuti, dice l’Inserm.

E non è tutto: il ciclo può variare da persona a persona e anche da notte a notte (spiacenti, niente ricette magiche universali!). Aggiungici che non tutti riescono a prevedere esattamente quanto ci metteranno ad addormentarsi: la routine perfetta, bisogna dirlo… è spesso anche una chimera.

Conclusione: dai una chance al tuo sonno!

In sintesi:

  • I disturbi del sonno sono diventati una realtà per molti, soprattutto dopo il confinamento.
  • Svegliarsi nel momento sbagliato di un ciclo di 90 minuti può spiegare la sensazione di stanchezza al risveglio.
  • La strategia migliore? Calcolare i cicli e programmare l’ora della sveglia di conseguenza (magari con un piccolo aiuto tecnologico).
  • Ricordati però: ogni persona (e ogni notte) ha i suoi ritmi unici.
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Quindi, la prossima volta che la sveglia suona e tu sembri appena uscito da una maratona di sogni confusi, chiediti: è forse tutta questione di cicli? Forse vale la pena fare un tentativo. Sogni d’oro… e risvegli ancora migliori!

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